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TIPI DI COOPERATIVE

Le cooperative di tipo A
La presenza dello Stato nella gestione dei servizi è attualmente preponderante, ma le cooperative si stanno sviluppando.
Le cooperative di tipo A assistono per lo più anziani e portatori di handicap, fornendo prevalentemente prestazioni domiciliari. I costi del personale assorbono il 90% degli introiti che provengono per la quasi totalità da convenzioni con enti pubblici.
Le cooperative sociali di tipo A che si stanno inserendo con successo nel campo assistenziale gestito dai privati evidenziano però dei punti di debolezza che sono:
  • la scarsa imprenditorialità in alcuni settori;
  • la scarsa capacità di promuovere scelte di decentramento da parte del pubblico nella gestione dei servizi;
  • l'assenza di un sistema di controllo economico di qualità che genera una forte concorrenza sui prezzi;
  • i costi poco competitivi per l'utenza privata.

Ma le cooperative sociali non hanno solo punti di debolezza ma anche punti di forza che spiegano, in parte, il successo che stanno avendo. Questi vantaggi sono:

  • i costi significativamente inferiori e la maggiore flessibilità rispetto al settore pubblico;
  • la disponibilità di personale motivato e qualificato;
  • la presenza significativa in settori in crescita;
  • la sensibilità alle esigenze dell'utente (casi di introduzione di servizi innovativi).

Le cooperative di tipo B
A differenza delle cooperative di tipo A, le cooperative di tipo B reinseriscono persone svantaggiate utilizzando una formula organizzativa particolarmente adatta alle esigenze di tali soggetti e socialmente utile .
La cooperativa sociale si fonda sull'idea che la persona svantaggiata, se opportunamente affiancata e supportata da lavoratori ordinari preparati a questo compito, possa essere avviata al lavoro e operare in un contesto produttivo non simulato bensì organizzato con criteri d'impresa. Il lavoro in cooperativa diviene così per i soggetti svantaggiati un momento importante di educazione, socializzazione e acquisizione di status e, nello stesso tempo, il luogo di apprendimento di abilità e tecniche lavorative specifiche. L'obiettivo della cooperativa è quello di trovare una collocazione lavorativa esterna.
In presenza di particolari situazioni soggettive, la persona svantaggiata resterà a lavorare stabilmente in cooperativa, senza ricadere in ogni caso nell'ambito delle forze di non lavoro assistite.
Così come per le cooperative di tipo A, gli introiti delle cooperative di tipo B provengono prevalentemente da clienti pubblici anche per la difficoltà di acquisire commesse da privati.
Le possibilità di crescita per le cooperative di tipo B sembrano dipendere principalmente dalla capacità di sviluppare il proprio mercato, scegliendo di operare in settori dove possono competere con prodotti di qualità accettabile e con vantaggi di costo.
Le cooperative di tipo B, così come le cooperative di tipo A, presentano dei punti deboli che sono:
  • la difficoltà di acquisire commesse con i privati;
  • la difficoltà di valutare la validità di gestione con parametri "aziendalistici";
  • i problemi legati alla limitatezza delle risorse per gli investimenti e per lo sviluppo;
  • la precarietà di molti contratti con la pubblica amministrazione, condizionata spesso sia dalla scarsità delle risorse che dalla mancanza di chiarezza su quale debba essere il rapporto tra pubblico e privato.

Ciò su cui più puntano le cooperative di tipo B sono:

  • l'utilità sociale ed economica del reinserimento lavorativo degli svantaggiati;
  • la validità della formula di reinserimento lavorativo;
  • la tendenza di adeguare l'attività alle persone e non viceversa;
  • la possibilità di sostenere economicamente l'attività di reinserimento grazie ai vantaggi riconosciuti per l'impiego di personale svantaggiato.

Per poter operare, le cooperative di tipo B, stipulano convenzioni con gli enti pubblici, grazie alle disposizioni della legge n. 381/91, che all'art.5, regola questo tipo di contratto il quale viene considerato come strumento ottimale di relazione tra ente pubblico e cooperative sociali.
Oggetto delle possibili convenzioni può essere la produzione di beni e servizi, diversi da quelli socio-sanitari ed educativi che non è la finalità delle cooperative sociali ma il mezzo mediante il quale si facilita l'inserimento di soggetti svantaggiati.

Legge 23 dicembre 1998, n. 448
"Misure di finanza pubblica per la stabilizzazione e lo sviluppo"
pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 302 del 29 dicembre 1998 - Supplemento Ordinario n. 210

CIRC. MIN. LAV. 9 OTTOBRE 1992, N. 116
L. 8 novembre 1991, n. 381 - Chiarimenti

Legge 8 Novembre 1991, N. 381 (In Gazz. Uff., 3 Dicembre, N. 283).

I benefici
contributivi per le
cooperative sociali
(legge 381)

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